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2 marzo 2012
Agroenergie, Dagli scarti agricoli fino a 10 Mtep annui


Scarti e sottoprodotti delle lavorazioni agricole e degli allevamenti italiani costituiscono una vera e propria miniera di energia, ancora in gran parte inutilizzata. Parola del professor Alessandro Marangoni, ad di Althesys e capo del team alla guida del neonato Osservatorio Agroenergia: i sottoprodotti come biomasse legnose, deiezioni suine e scarti di macellazione utilizzati a fini energetici potrebbero portare un contributo significativo ai target nazionali di generazione di energia da fonti rinnovabili. Da questi scarti si potrebbero, infatti, ricavare oltre 10 Mtep annui di energia aggiuntiva, pari al 49% circa della produzione di energia primaria da fonti rinnovabili e al 5% dei consumi primari. Si tratta di 116 milioni di MWh che, al prezzo medio nazionale dell'energia, corrispondono a circa 7,5 miliardi di euro all'anno, cioe' ben 15,8 miliardi al prezzo sottoposto al consumatore finale. Ma non e' tutto: sotto il profilo ambientale, dicono i dati dell'Osservatorio Agroenergia, permetterebbero di evitare emissioni di anidride carbonica per 5 miliardi di tonnellate l'anno. Secondo Althesys, le regioni dove lo sfruttamento dei sottoprodotti agricoli avrebbe le potenzialita' migliori sono Lombardia, Trentino Alto Adige, Campania e Puglia. Il potenziale e' comunque enorme pari addirittura al 60% dell'obiettivo nazionale di produzione di energia rinnovabile da biomasse. Ma il settore caratterizzato da un'elevata frammentazione avverte Marangoni e da diverse criticita' che ne condizionano uno sviluppo equilibrato.

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