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20 gennaio 2012
Rinnovabili, associazioni a Monti: Criticita' nella bozza con nuovi incentivi


Cresce l'attesa per la presentazione, piu' volte annunciata come imminente dal Governo nei giorni scorsi, dei decreti attuativi del dlgs n. 28/2011 con i nuovi incentivi per le rinnovabili, attesi da settembre. Ma sale anche la tensione man mano che trapelano i dettagli del testo, che avrebbe subito nuove e peggiorative modifiche rispetto alle bozze precedenti. La piega che sta prendendo il provvedimento ha determinato dunque le associazioni di categoria Aper (associazione produttori di energia da fonti rinnovabili), Anev (associazione nazionale energia del vento) e Anie a scrivere una lettera al premier, Mario Monti, e ai ministri Corrado Passera (ministero dello Sviluppo economico) e Corrado Clini (ministero dell'Ambiente). In particolare, la bozza di decreto attuativo relativo alle fonti rinnovabili elettriche, su cui sono al lavoro i tecnici dell'esecutivo, va infatti in senso contrario alle azioni che sarebbero necessarie per consentire al paese di conseguire i propri obiettivi in materia di energia verde e cogliere a pieno l'opportunita' di rilancio economico e occupazione offerta dall'energia verde. Numerosi i punti critici evidenziati dalle associazioni. Innanzitutto, la riduzione del budget di spesa: dai 6-7 miliardi di euro previsti nella bozza predisposta dal precedente Governo sono scesi a 5-5,5 miliardi di euro. Tra gli elementi u' negativi c'e' anche l'incentivo minimo in caso di asta. E' stata prevista una riduzione del floor spiegano le associazioni che e' passato dal 70% previsto nella precedente bozza, gia' duramente contestato dagli operatori, al 50% della base d'asta. Se dovesse essere confermata tale previsione, l'incentivo minimo vedrebbe snaturata la sua stessa funzione in quanto, applicando una riduzione del 50%, si avrebbe un valore addirittura inferiore al prezzo della sola energia elettrica scambiata sul mercato. Le associazioni si oppongono anche al mantenimento di penali eccessive per ritardata entrata in esercizio, una misura ritenuta ingiustificata e gravemente pensalizzante specialmente se si tiene conto dei lunghissimi e imprevedibili tempi dei procedimenti autorizzativi, malgrado l'entrata in vigore delle Linee Guida Nazionali del settembre 2010. Come se non bastasse, il provvedimento aggiunge un elemento di indeterminezza per gli investimenti dovuto al sistema delle aste per l'accesso agli incentivi da parte degli impianti di taglia superiore a 6 MW (la soglia precedente era 5 MW). Le associazioni, che piÃu' volte hanno segnalato le criticita' legate a questo sistema, specie con riguardo ai piccoli impianti, ne propongono l'applicazione, se proprio deve esserci, ai soli impianti di grande taglia(ovvero di potenza superiore a 50 MW). A tutto questo si aggiunge la riduzione drastica delle tariffe incentivanti (vedi la tabella inclusa nella missiva) che, se restera' tale, fermera'  lo sviluppo del settore; l'incomprensibile abolizione di fatto dei meccanismi di ritiro dedicato e scambio sul posto, fondamentali per il sostegno della generazione distribuitae per l'accesso al credito; nonche' l'eliminazione della possibilita' di rinnovo del parco produttivo per incrementarne l'efficienza, resa anti economica dalla disciplina sui rifacimenti prevista dalla bozza. Insomma, se l'Italia vuole raggiungere e superare gli obiettivi comunitari al 2020 e partecipare attivamente alle politiche europee per un'economia low carbon, sono necessarie misure piu' ambiziose che, osservano le associazioni, aiutino le tecnologie per la produzione di energia verde a camminare con le proprie gambe.

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